30
ott
2011

TORINO2222 – Visioni di Daniele D’Antonio

La TRIBU’ DEL BADNIGHTCAFE’ presenta:
TORINO2222

L’unica cosa che sappiamo è che ci tocca ricominciare.
The only thing we know is that we have to start again.
Visioni di Daniele D’Antonio

Cinque scenari, stampa lambda 60×45 cm Di cui tre riproposti in altrettante installazioni con stampa digitale in polyestere 120×160 cm su rete metallica elettrosaldata 200×200 cm
dal 02/11/2011 al 08/12/2011 WARMING PARTY 09/11/2011 dalle 19.30 in poi
LE GINESTRE JAZZCLUB via Valprato 15 – Torino tel. 011 2359854
leginestrejazzclub@gmail.com

Torino, indubbiamente Torino. L’anno, il 2222.
Non sappiamo perchè siamo capitati di nuovo qui, dalla profondità dei tempi nostri, né la storia ci dice come, perchè, con chi e quando.
L’unica cosa che sappiamo è che questa è, o era, o fu, o potrebbe essere, Torino. La storia, non ci racconta cosa successe e nemmeno quando: possiamo solo avanzare alcune ipotesi, banali, per quanto plausibili: la Bomba, la pandemia finale oppure, chissà, la incredibile capacità del genere umano di far collassare su se stessa la propria civiltà, grazie a quel male oscuro, a quella pulsione autodistruttiva che si porta nel proprio patrimonio genetico sin dalla notte dei tempi. La scena, le scene, sono a prima vista cosa nota: l’uomo è assente, distrutto, scomparso chissà da quanto tempo, con la natura che riprende, dove può, il sopravvento, riconquistandosi gli spazi un tempo negati.
I colori del cielo, anch’essi, non sono una novità: spiegabili da una mente razionale, in funzione dei veleni di un mondo lasciati in eredità dal genere umano. Quel che invece stupisce è vedere elementi della Torino che conoscemmo un tempo, con una illusione di vita, che vita non è: monumenti, architetture, il mondo inanimato che un tempo fu parte del nostro vivere quotidiano, conquistare il palcoscenico, muovendosi (muovendosi?) con padronanza su quest’ultimo. Non è solo movimento, reale o apparente che sia: questa volta, l’Uomo è riuscito a superare se stesso, generando la mostruosità di un mondo in apparente movimento, senza tuttavia il soffio vitale, moltiplicante se stesso, per giunta, in una sovrapposizione di cloni autogenerati. Un cancro delle cose che, come sapevamo per le cellule animali, ne fa impazzire i comandi genetici, moltiplicandole senza freno, senza logica, senza misura. Le cinque visioni, poiché di queste si tratta, non potendosi più considerare semplice fotografia, ci mostrano elementi noti della Torino che conosciamo, per quanto alterati o distorti, in una ambientazione dove la realtà lascia spazio alla surrealtà. Il punto di partenza sono le atmosfere statiche dechirichiane, ma il punto di arrivo è tutt’altra cosa, contenente un messaggio che innesca una serie di riflessioni, totalmente indipendenti dalle opere proposte. Non ci sono risposte agli interrogativi lanciati, o perlomeno l’Autore non ne ha. L’unica considerazione forse possibile è quella del claim dal titolo: “L’unica cosa che sappiamo è che ci tocca ricominciare”. … nella migliore tradizione di questo territorio…

 

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TORINO2222

TORINO2222

 

 

 

 

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